Promette di farci un film nella martorizzata terra d'abruzzo : George Cloney è in visita proprio all'Aquila, tra le rovine e le macerie del terremoto, tra quei monumenti, chiese, palazzi storici ormai poco più che un cumulo di pietre venute giù quel 6 aprile. La folla gli va incontro : le sue guardie del corpo faticano a tenere a bada la folla. Ha un doppio significato quella ressa : il voler stringere la mano all'attore bello e famoso, il non voler lasciare la mano alla speranza. Poco dopo la visita è proprio George Cloney, parlando con i giornalisti, a sottolineare come si dovrà tenere alta l'attenzione. Agli inizi gli aiuti arrivano e presto , ma poi vengono meno, per una ragione o per un altra. E dalle sue parole sembra aver capito il messaggio che quella folla che lo accoglie gli trasmette : quello di portare a tutto il mondo la disperazione dei terremotati abruzzesi. Nel pomeriggio Clonei si è recato alla tendopoli San Demetrio dove insieme con il nobel Betty Williams ha inaugurato una sala cinematografica : inutile sottolineare come la ressa della folla si è fatta sempre più pressante. Per tutta la giornata George Cloney ha stretto mano, parlato con decine di persone, abbracciato centinaia di suoi fans e scattato innumerovoli fotografie : ha capito bene che quella gente chiede solo di tornare a casa. E lui stesso , che abita in California e ai terremoti ci è abituato, è ben lieto di attiarre l'attenzione dle mondo su quella terra martoriata. E adesso l'Abruzzo si aspetta da George il film sui suoi dolori.