Sarà perchè in estate ci si scopre di più e la pelle, messa a nudo, diventa la protagonista indiscussa.
Ma è proprio nella stagione dei bikini che la maggior parte delle donne si accorge di quei piccoli-grandi inestetismi che affiorano sull'epidermide.
Ed ecco i "nei" quei pallini scuri che a volte destano preoccupazione, specie se spuntano all'improviso o se cambiano forma, colore e dimensioni.
Di che cosa si tratta? E come comportarsi in caso di lesioni sospette? Innanzitutto, va detto che la stragrande maggiornaza dei " nei " rappresentano dei tumori benigni , non soggetti ad alterazioni.
Piani o in rilievo, piccoli come la capocchia di uno spillo o grandi più di una lenticchia, sono formati da un accumulo di melanina prodotta dai melanociti, le cellule dello strato basale dell'epidermide responsabili della pigmentazione della cute.
Di forma rotondeggiante, possono avere bordi ben definiti e regolari o margini frastagliati, da tenere sotto controllo perchè più a rischio di diventare maligni.
La colorazione del " neo ", invece, è indifferente e non deve mettere in allarme : non è vero, infatti, che più sono scuri più sono pericolosi per la salute.
Il fatto di essere color pelle, rossi come un piccolo angioma o marroni come un chicco di caffè, dipende dalla concentrazione di melanina e dal grado di vascolarizzazione.
Un altro luogo comune da sfatare è che i " nei " compaiano in seguito a esposizioni solari incontrollate.
Per quanto riguarda il melanoma si è scoperto che il sole preso nell'età adulta è ininfluente e non accellera la degenerazione dei "nei" : le radiazioni UV hanno infattio un influenza diretta solo durante l'infanzia e l'adoloscenza, quando la pelle, aggredita dagli UV e non adeguatamente protetta, reagisce all'aggressione cominciando a fabbricare melanina in modo anomalo.
Una reazione che darà i suoi frutti più tardi, nella trada adolescenza e nell'età adulta, con al fioritura di quei "nei" ch erappresentano, potenzialmente, i precursori del melanoma.
Chi ha la pelle costellata di "nei" , di vecchia data o di recente formazione, è bene quindi che impari a tenersi controllata.
Almeno una volta l'anno deve recarsi dal dermatologo che analizzerà i puntini alla lente di un dermatoscopio, l'ingranditore ottico capace di evidenziare le più piccole variazioni nel reticolo pigmentario.
Sono infatti le alterazioni nella disposizione del colore , nella forma e nei margini le ragioni che possono indurre il dermatologo ad asportare il "neo" in via precauzionale.
In seconda battuta l'esame istologico, che analizza la natura benigna o maligna dei tessuti, rivelerà se si tratta di un falso allarme.
L'asportazione del "neo" sospetto può avvenire anche in ambulatorio, con un piccolo bisturi.
Il laser, invece, è controindicato perchè distrugge il "neo" vaporizzandolo mentre è importante mantenerlo integro anche dopo l'asportazione proprio per sotttoporlo ad accertamenti istologici.
Vi sono poi dei casi in cui è bene non asportare preventivamente il neo, vuoi perchè è particolarmente esteso, vuoi perchè compare in zone delicate come il viso, i genitali o la zona perianale.
In questo caso il dermatologo preferisce effettuare una biopsia, il prelievo tramite ago di un piccolissimo frammento di tessuto da analizzare.
Dermatoscopio a parte, è importante che la donna con la pelle a "pois" impari a ispezionarsi regolarmente, almeno ogni 4 o 6 mesi : questa abitudine servirà a tenere sott'occhio la mappa dei "nei" dislocati nei punti difficili, quali il dorso, la zona lombare o la parte posteriore delle cosce.